Una storia tra le dita: Pentedattilo (RC)

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Pentedattilo è un piccolo borgo arroccato su una rupe tra le montagne aspromontane della costa ionica della provincia di Reggio Calabria. Un piccolo paesino legato a leggende di fantasmi e storie di amori traditi dove il tempo sembra essersi fermato. Prende il nome dalla forma della rocca, simile a una gigantesca mano (dal greco penta e daktylos, cioè cinque dita), denominato anche “mano del diavolo”. Il borgo risale al IX sec.d.c., ma risulta abbandonato già dagli anni ’60 a causa di migrazioni, terremoti e altri eventi.

Ma oggi, grazie alle varie associazioni e fondazioni, il borgo è stato riportato in vita e le casette diroccate sono state ricostruite dando lavoro a molti artigiani. Ci sono la bottega del legno, della ceramica, del vetro, il Museo delle tradizioni popolari, tanto per citarne alcuni. Nei mesi estivi ci sono poi tanti eventi di musica, di teatro, di fotografia. Ciò a dimostrazione che Pentedattilo, oltre a regalare una bellezza paesaggistica, è anche luogo di accoglienza culturale .

La leggenda di Pentedattilo ruota intorno al castello e alla strage degli Alberti. Protagonisti due nobili famiglie: gli Alberti, marchesi del borgo, e gli Abenavoli, baroni di Montebello Ionico, altro paesino vicino. Si racconta che Il barone Bernardino Abenavoli, innamorato di Antonietta Alberti che voleva prendere in moglie, fu contrastato dal fratello di lei, Don Lorenzo, che la concesse in sposa a Don Petrillo Cortes, figlio del viceré di Napoli. Questa notizia fece infuriare il barone che la notte di Pasqua del 1686, entrò nel castello e si vendicò di tutti gli Alberti trucidandoli, tranne dell’amata e del futuro sposo. Bernardino, infatti, prese in ostaggio entrambi e costrinse Antonietta a sposarlo. Ma il vicerè Cortez, inviò una sua spedizione e dopo aver liberato Don Petrillo, fece uccidere gli uomini di Bernardino. Il barone riuscì a fuggire portando con sé Antonietta ma, entrato nell’esercito, fu ucciso, mentre la donna entrò in un convento di clausura. Si dice anche che, nelle notti di vento, tra le gole della “mano del Diavolo” si possono udire ancora le urla strazianti di Lorenzo Alberti.

La leggenda carica di mistero un luogo che offre un panorama unico e suggestivo, con tramonti magici, una vista mozzafiato dell’Etna e…un pezzettino di storia dell’area grecanica calabrese.

S.G.

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